Algeria: verso modifica legge che frena investitori esteri

Roma (di Diego Minuti) – Da quando è stata adottata (la sua approvazione risale al 2009), la legge che regola la titolarietà del pacchetto azionario tra partner algerini e stranieri è stata considerata un baluardo per preservare le attività economiche dall’aggressività degli investitori stranieri. La legge, prevedendo che al socio algerino vada il 51% delle azioni e al socio straniero il 49, intende proteggere le imprese locali sia in sede di avvio delle attività che, eventualmente, di ‘scalata’ da parte di chi algerino non è. Una sorta di tutela che ha ottenuto i suoi risultati (con regole rigide, che non possono essere eluse) ma che, contestualmente, ha creato un clima di dubbio da parte degli investitori stranieri, non sempre disponibili a mettere i loro capitali in mano ai’padroni di casa’.

Cosa che non è difficile da spiegare perchè spesso le società che sono nate hanno potuto avere la possibilità di avviare l’attività in virtù quasi esclusivamente del capitale straniero, lasciando ai partner algerini la parte della logistica o, se si vuole, della mera gestione degli affari.

Ma, alla lunga, questo modello, di pur lodevole finalità, ha fatto sì che gli investitori stranieri abbiano avvertito la sensazione che ogni loro sforzo (come l’esborso dei capitali) sia nelle mani del socio di maggioranza, al di là della sostanza dei patti sociali. Ecco che lentamente, anche in seno al ristretto numero degli economisti e politici che contano in Algeria, che si sta facendo strada la possibilità di valutare se la legge cosiddetta del ’51/49′ abbia ancora motivo di esistere alle attuali condizioni o se sia giunto il momento di apportare modifiche che invoglino o ingolosiscano chi, straniero, ha soldi ed individui nell’Algeria un Paese dove investirli. La stringente logica della tutela dei propri affari rende, almeno ad oggi, difficile una modifica sostanziale della legge nei suoi parametri. Ma l’evoluzione della finanza internazionale mette l’Algeria un gradino sotto ad altri Paesi che i paletti della ’51/49′ non hanno messo e che oggi vedono arrivare investitori convinti dal fatto che saranno loro a gestire direttamente i rispettivi capitali e non invece i partner locali, pure meritevoli e valenti, ma pur sempre di maggioranza ”ope legis” e non per un impegno finanziario diretto.

Una prima ipotesi è quella di scardinare la rigida partizione del capitale tra algerini e stranieri magari modulandola per settori non strategici, e quindi modificando le percentuali, con l’aumento di quelle del partner straniero.

Quindi, escludendo il settore energetico (bastione della finanza algerina), si potrebbero trovare soluzioni diverse per l’agroalimentare, come per le industrie manifatturiere o di trasformazione. Una sostanziale rivoluzione copernicana che potrebbe fare tornare gli Ide verso un un Paese che troppo dipende dalle oscillazioni del mercato energetico per potere programmare con la giusta lungimiranza.

Fonte Ansa

Redazione

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