Amaro Averna, un pezzo di storia siciliana diventa Campari

Caltanissetta (di Omar Gelsomino) – Il storico marchio nisseno Averna ha ormai ceduto definitivamente la proprietà. La Fratelli Averna, una dei leader nella produzione e commercializzazione di alcolici con marchi famosi quali Amaro Averna, Amaro Braulio, Limonetta di Sorrento e Grappa Frattina, è della Campari. Dopo la ces-sione del marchio Pernigotti, altro brand dolciario in possesso della famiglia nissena, ai turchi Toksoz nel luglio 2013 è arrivata la notizia della cessione d’azienda per oltre centomilioni di euro alla Campari, operazione che consentirà a quest’ultima di allargare il proprio volume d’affari in Europa e in America con la vendita di amari, limoncelli e grappe. Insomma si perde una storia imprenditoria-le siciliana secolare.

«Nel 1802 – si legge nel sito istituzionale -, da un’agiata famiglia di commercianti di tessuti, nasceva Salvatore Averna.

Cresciuto nel clima operoso della Caltanissetta dell’epo-ca divenne uno dei membri più attivi della comunità, giudice di pace e benefattore del convento dell’Abbazia di Santo Spirito. Qui, secondo una tradizione antichissima nata nelle abbazie fortificate benedettine e diffusa in Europa attraverso i conventi cistercensi e cluniacensi, i frati producevano, con una ricetta segreta, un elisir di erbe che, pur essendo “amaro”, era buono e possedeva, nelle cre-denze popolari, doti toniche e terapeutiche.

Nel 1859, in segno di riconoscenza, i frati decisero di consegnare a Salvatore la ricetta dell’infuso e nel 1868 iniziò la produzione per gli ospiti di casa Averna». Ovviamente la notizia creò non poche preoccupazioni, a cominciare dal futuro dei dipen-denti e quindi della possibile chiusura della fabbrica sino alla perdita dell’identità collettiva col tra-sferimento del marchio in altre regioni. Nei giorni scorsi è stato chiuso un accordo fra le delegazioni di dirigenti Averna – Campari ed i rappresentanti sindacali convenendo che a Caltanissetta entro fine anno rimarranno solo 3 dei 45 dipendenti, cioè di coloro che si sono sempre occupati dell’elaborazione dell’infuso delle erbe che porta alla preparazione dell’amaro mentre altri 12 verranno assorbiti negli stabilimenti italiani della Campari e gli altri andranno in mobilità usufruendo di incentivi economici che garantirà la ditta stessa. L’ennesimo depauperamento di un’altra impresa italiana, e soprattutto siciliana, che dovrebbe far riflettere la politica, colpevole di non attuare quelle scelte fiscali e le condizioni necessarie a consentire il mantenimento delle imprese nel nostro territorio e nel nostro Paese evitando che gli imprenditori italiani chiudano o delocalizzino all’estero causando così il progressivo peggioramento dello sviluppo economico e sociale della Sicilia.

Omar Gelsomino

Redazione

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