Casinò, Garofalo (Ncd): A Taormina andrebbe ad arricchire offerta turistica già esistente

Da San Pellegrino Terme a Taormina. La richiesta di aprire, anzi nel caso di questi comuni di riaprire, un casino va da Nord a Sud. Rappresentanti del territorio, forze parlamentari e sindaci fanno fronte comune per chiedere una casa da gioco. E la speranza è che questo possa avvenire in concomitanza con il decreto di riordino del settore gaming previsto dall’art.14 della delega fiscale. Decreto di cui si attende lo sbarco in Consiglio dei ministri.

IL VELINO ha chiesto il parere di un deputato siciliano del Nuovo centro destra, Vincenzo Garofalo, in prima fila tra le forze parlamentari a sostegno della richiesta di Taormina per un casinò. Alla domanda su quale siano i potenziali benefici Garofalo spiega che il contesto del centro siciliano è molto simile a quello di San Pellegrino Terme. “A Taormina come a San Pellegrino la presenza di un casinò non sarebbe fine a se stessa ovvero non risponderebbe solo all’attività del gioco. Ma andrebbe ad arricchire un’offerta turistica già corposa”. E qui il deputato ha gioco facile a far cadere anche quelli che definisce pregiudizi ideologici di chi si oppone a tale richiesta per via di un aumento della ludopatia che i casinò possono provocare: “Ma come – argomenta Garofalo- è un proliferare continuo di slot machine e di sale scommesse dove davvero lì il gioco è fine a se stesso e poi si fanno le barricate contro i casinò dove i controlli sono di gran lunga maggiori!”.

Eppure le quattro realtà di casinò esistenti a San Remo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent, non vantano brillanti performance. Il casinò di Venezia è in crisi da qualche tempo. “Che uno voglia avviare un’attività privata come un bar non può scoraggiarsi se ci sono altri bar che hanno avuto una gestione fallimentare e non hanno profitti come dovrebbero. Ogni iniziativa imprenditoriale è a sé. Quello che fatico a comprendere come liberale è come si possa negare la richiesta a quegli imprenditori che vogliono avviare l’attività di un casinò. Richiesta appoggiata da sindaci che pensano in tal modo di promuovere e amplificare l’offerta turistica dell’intera zona”. Secondo il deputato del Ncd ad ogni modo conviene preferire una gestione privata? Le attuali case da gioco, ricordiamo, sono quasi al 100 per cento pubbliche, fanno capo ai comuni.

“A me ripeto da liberale l’idea dello stato imprenditore non mi appassiona. Lo stato dovrebbe svolgere ruolo di garante e consentire nel rispetto delle regole e in questo caso della tutela dei consumatori lo svolgimento di tali attività. Anche se c’è anche il caso dell’Austria dove c’è una società mista che gestisce 12 case da gioco”. L’importante è comunque “non negare a imprenditori e comuni una tale opportunità”. L’auspicio è che questa possa essere concessa nel decreto di riordino del gaming. Anche il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta ha peraltro auspicato che una riflessione sui casinò possa trovare spazio all’interno del decreto in questione.

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