Consumi birra, in tre mesi vendite in calo 26%, effetto aumento accise

Roma, 29 ott. – Da luglio a settembre le vendite di birra sono scese del 26%. Un calo questo, secondo quanto riportato da uno studio Ref Ricerche per AssoBirra, dovuto al peso delle accise, aumentate in base a una decisione del precedente Governo, e che rischia di mettere in ginocchio l’intera filiera della birra. Un mercato, quello della birra, che da 10 anni non vede crescere i suoi consumi e che ora, con questo calo, vede peggiorare la situazione. Della questione si discute oggi a Roma a Palazzo San Macuto alla presenza di AssoBirra, Confagricoltura, Confimprese e Fipe-Confcommercio, per dire “no” all’ulteriore aumento del 1° gennaio 2015, per chiedere al Governo Renzi di intervenire e risolvere la situazione. Un settore che vale 3,2 miliardi, che garantisce 136mila posti di lavoro e conta oltre 200mila imprese. Secondo lo studio, se le accise italiane a gennaio anziché aumentare si attestassero a livello di Germania e Spagna, il settore sarebbe in grado di generare 20 posti di lavoro al giorno (7000 a fine anno).

“Se il 1° gennaio 2015 venisse bloccato l’aumento delle accise, o meglio ancora portato al livello di tassazione della birra di altri Paesi europei come la Germania (4 volte inferiori alle nostre) o la Spagna (3 volte inferiori alle nostre), in Italia si potrebbero avere effetti straordinari per l’occupazione”, sottolinea Alberto Frausin, presidente di AssoBirra.

L’Italia resta il mercato con i maggiori volumi di import di birra (pari a 6milioni e 175mila ettolitri nel 2013), complice anche “una competizione fiscale sleale da parte di vari paesi europei, fondata su norme nazionali poco rigorose sulla denominazione del prodotto che permettono di commercializzare a prezzi molto competitivi birre di minor qualità, che rischiano di mettere fuori mercato gli operatori italiani”.

Quanto ai consumi, nel 2013 si sono mantenuti sostanzialmente piatti (pari a 17milioni e 504mila di ettolitri, +0,3% sul 2012) così come il consumo pro capite, che rimane invariato: 29,2 litri annui contro i 29,3 del 2012. Un valore che conferma l’Italia all’ultimo posto in Europa, distante da Repubblica Ceca (144 litri procapite), Germania (107), Austria (106) ma anche da realtà “mediterranee” come la Spagna ( 82) e la Grecia (38,3). Fa riflettere il cambiamento della composizione dei consumi: la crisi economica – combinata con l’aumento dei prezzi provocato dagli incrementi fiscali del 2013 – ha comportato l’accentuarsi di due fenomeni.

Redazione

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