Export: Castellaneta (Sace) “In 4 anni potremmo recuperare 9 punti di pil in Sicilia

Palermo – Crescere con l’export in tempi di crisi si puo’. Anzi, si deve. “Rafforzando la nostra internazionalizzazione, potremmo recuperare ben 9 punti di Pil nei prossimi quattro anni: una sfida alla portata delle imprese di questo territorio”, dice Giovanni Castellaneta, presidente di Sace, che ha incontrato oggi a Palermo, nella sede di Confindustria Sicilia, le imprese locali nel corso del primo convegno organizzato nell’Isola per un confronto sulla crescita e sulle strategie da adottare per intraprendere percorsi di internazionalizzazione efficaci. Solo nell’ultimo anno, oltre 5 mila aziende provenienti dal Centro-Sud, in prevalenza Pmi, si sono rivolte al gruppo assicurativo-finanziario italiano specializzato in sostegno all’internazionalizzazione per sostenere le proprie attivita’ verso l’estero. Nei loro confronti Sace ha concluso operazioni per circa 1,5 miliardi di euro, servendo circa 500 imprese in Sicilia. “Vogliamo ripartire proprio da qui, per puntare insieme verso i mercati del futuro, dove il ruolo di Sace, che sta per aprire un ufficio a Palermo, puo’ davvero fare la differenza – sottolinea Castellaneta -. Noi non elargiamo contributi a fondo perduto, non siamo un bancomat ma un partner per crescere insieme e lo stiamo facendo molto di piu’ in Sicilia. L’export e’ uno degli elementi fondamentali della crescita: e’ chiaro che ci deve essere un aumento della domanda interna e una diminuzione delle imposte, ma e’ una parte importante e se dovesse continuare a crescere potrebbe farci recuperare quei punti di Pil persi in questi anni di crisi. Crisi che, tra tutte le cose negative che ha portato, ha avuto il merito di selezionare le imprese che esportano: quelle che esportano adesso sono le migliori, sono riuscite a trovare all’interno un modello di sviluppo importante e potranno farlo ancora di piu’ con il nostro aiuto.

Sebbene l’andamento dell’export siciliano continui a risentire della performance del settore dei prodotti raffinati, segnali positivi giungono da comparti tipici del manifatturiero italiano che hanno mostrato tassi di crescita interessanti nell’ultimo anno e che, in prospettiva, potranno offrire le migliori opportunita’ per l’export della regione. In particolare, l’export di macchinari per l’industria ha registrato un incremento dell’8,8% nei primi sei mesi del 2014, mentre quello agroalimentare e’ cresciuto del 3,6%, spinto soprattutto dalla performance dei distretti (dei pomodori pachino di Ragusa e Siracusa, dell’ortofrutta di Catania, dei vini di Agrigento, Palermo e Trapani), sorti in anni recenti come soluzione alternativa agli effetti della crisi e che solo nel 2013 hanno esportato per piu’ di 200 milioni di euro. Grazie al posizionamento geografico, i mercati di riferimento per le esportazioni siciliane sono principalmente quelli nordafricani e mediorientali: la Turchia in primis, che da sola pesa per il 12,5% dell’export totale; a seguire Libia, Egitto, Algeria, Tunisia, Emirati Arabi e Arabia Saudita. Buon posizionamento anche per Corea del Sud e Sud Africa, anche se i migliori margini di crescita nel medio-lungo periodo proverranno da mete ancora poco presidiate in Asia (Thailandia e Vietnam), Africa sub-sahariana (come Angola e Kenya) e America Latina (oltre al Brasile, anche Cile e Peru’. “Confindustria Sicilia sta lavorando molto per sostenere le imprese sui mercati esteri – assicura Nino Salerno, vicepresidente degli industriali siciliani con delega all’internazionalizzazione -. E’ per questo che siamo ben lieti di aver ospitato questo incontro con Sace e siamo certi sia servito per far conoscere agli imprenditori tutti gli strumenti a loro disposizione. Del resto il credito e’ una delle cose piu’ importanti e serve un lavoro di sinergia. Riteniamo che per le imprese siciliane il poter fare conoscere i nostri prodotti nel resto del mondo sia importantissimo”.

Tra le imprese siciliane che si sono rivolte a Sace troviamo Cappello Alluminio, Pmi ragusana, cui il gruppo ha assicurato, per 470mila euro, la fornitura chiavi in mano di due impianti fotovoltaici in Kenya; a Solar Energy Italia 6, 31 milioni di euro in project financing, per il parco fotovoltaico “Librandello” da 9,2 megawatt a Chiaramonte Gulfi (Ragusa); Sace ha garantito un finanziamento da 2,5 milioni per le spese di capitale circolante per le forniture verso il Nordafrica e l’Europa di Irritec, societa’ di Messina che si occupa della produzione e commercializzazione di prodotti e soluzioni per l’irrigazione, la termoidraulica e l’acquedottistica; e ancora, il gruppo guidato da Castellaneta ha emesso garanzie fideiussorie per la costruzione di impianti chimici e petrolchimici in Europa da parte di Sim, azienda di Siracusa specializzata nella fabbricazione e montaggio di tubazioni, strutture d’acciaio e macchinari per il sollevamento nel settore petrolchimico; con un impegno di 2,5 milioni di euro, Sace ha assicurato contro i rischi di natura politica la costruzione dello stabilimento produttivo in Tunisia di Sicep, azienda catanese leader nel Sud Italia nella progettazione, produzione e messa in opera di manufatti in calcestruzzo e strutture prefabbricate per l’edilizia; infine, Sace ha assicurato per 100 mila euro la fornitura di macchinari per la spremitura automatica degli agrumi commissionati da un’impresa indiana a Oranfresh, azienda catanese specializzata nella produzione e vendita di macchinari per l’industria agroalimentare. “L’export rappresenta oggi un canale fondamentale per le imprese che vogliono stare sul mercato – afferma Giorgio Cappello, presidente della Piccola Industria di Confindustria Sicilia -. Noi, come Piccola Industria ci siamo dati un obiettivo: triplicare le esportazioni della manifattura siciliane entro il 2020. E in quest’ottica Sace rappresenta un elemento fondamentale della ‘cassetta degli attrezzi’ di cui dobbiamo dotare le imprese che vogliono accettare la sfida dell’internazionalizzazione”. (ITALPRESS)

Redazione

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