Export: Sace, economia turbolenta, ma Sicilia sfora 10 mld

Rischi, ma anche opportunità. Disinnescare i primi e cogliere le seconde è la vera sfida da affrontare e da vincere. Anche sui mercati esteri. Dove nonostante le turbolenze la Sicilia nel 2018 è cresciuta del 15 per cento, sfondando quota 10 miliardi di euro di fatturato. A tracciare un percorso possibile è Sace Simest, polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo Cdp, a Catania al convegno ‘L’export della Sicilia tra vecchi e nuovi rischi’ per presentare la nuova Mappa dei Rischi 2019 di Sace.
Al centro dei lavori il punto di vista di imprese e istituzioni, raccontato da Rosario Leonardi, già presidente di Confindustria Catania; Michele Greca, amministratore delegato di Ascot Industrial; Giampiero Alessi, direttore generale di Bionap; Giovanni Leonardo Damigella, rappresentante legale di Mondial Granit; Giovanni Musso, amministratore delegato di Irem e Simonetta Acri, chief mid market officer Sace.
Tra le turbolenze nei Paesi emergenti, il rallentamento dell’economia cinese, la guerra commerciale e la Brexit, il quadro globale è decisamente articolato e ricco di variabili. Eppure il made in Sicily ha un grande fascino e per Alessandro Decio, amministratore delegato di Sace, “non ha ancora realizzato tutto il suo potenziale”.
Nell’isola il settore trainante dell’export è concentrato in tre settori che da soli arrivano al 75% dell’intero fatturato: i raffinati (+15,3% rispetto al 2017, per un fatturato di 6,3 miliardi di euro, la chimica (+14,4% , 1,1 mld), alimentari e bevande (650 mln, +10,9%). Sul podio per contributo all’export della Regione le province di Siracusa (6,7 miliardi di euro), Catania (oltre 1,5 mld) e Messina (oltre 1,1 mld), che rappresentano l’87,2% del totale, mentre Palermo ha segnato la crescita più significativa con un +53,9%. Nel 2018 i primi mercati di destinazione, complessivamente il 18,2% dell’export siciliano, sono stati la Turchia (689 mln, +47,3%) gli Stati Uniti (679 mln, +36,7%), e la Spagna (577 mln, +21,5%).
“La Sicilia da sempre un crocevia strategico per il nostro Paese – sottolinea Decio – continua a dar prova di grande dinamismo, fronteggiando le sfide del mercato internazionale e traducendole in ottime performance di crescita. Noi crediamo fortemente che ci sia il potenziale per fare ancora meglio e come siamo qui come Polo Sace Simest a confermare e moltiplicare il nostro impegno nei confronti degli imprenditori siciliani che puntano su export e internazionalizzazione. Siamo pronti – conclude Decio – ad ascoltare i bisogni delle imprese e a mettere in campo nuove iniziative per le Pmi del territorio”.
Per il 2019, i cinque settori principali dell’export siciliano (oltre a raffinati, chimica e alimentari e bevande, prodotti agricoli e apparecchi elettronici) potranno puntare a un’ulteriore diversificazione sul mercato globale, rivolgendosi a zone geografiche anche al di fuori delle destinazioni tradizionali: Stati Uniti e Spagna rimangono le destinazioni più strategiche per i raffinati, ma buone opportunità, con un profilo di rischio più alto, verranno dall’Algeria; riscontri incoraggianti per la chimica giungono da Messico, Indonesia e Turchia; alimentari e bevande potranno invece intercettare la crescita della domanda asiatica (Giappone e Cina), e, a fronte di rischi più alti, brasiliana; i prodotti agricoli potranno puntare su Germania e Arabia Saudita e sulla Turchia; buone opportunità per i prodotti elettronici verranno, infine, da Filippine e Malesia e Russia.

Redazione

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