Gestione pascoli, qualità del latte e dei foraggi: missione ragusana in Tunisia

(di Francesca Cabibbo) – La Tunisia scommette sul settore lattiero-caseario grazie alla formazione ricevuta in Italia. L’Italia, e soprattutto la provincia di Ragusa, mette a disposizione la cultiura e la tradizione del settore per “formare” i nuovi “casari” tunisini. L’attività di formazione è stata dedicata alla qualità del latte e dei foraggi, la gestione del sistema di allevamento ed il razionamento. Sui banchi di scuola, tecnici ed allevatori del settore lattiero – caseario della Tunisia.

Il corso era inserito nel progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-Tunisia 2007-2013, denominato HI.L.F.TRAD. (Hilâl sicilo-tunisino della Filiera lattiero – casearia tradizionale attraverso le nuove tecnologie). Una delegazione italiana, composta dagli agronomi Marco Gulino e Giuseppe Giurdanella, consulenti del GalEloro (Gruppo di azione locale Eloro) e dai ricercatori del Corfilac (Consorzio sulla Ricerca della Filiera Lattiero-Casearia di Ragusa) Rosario Petriglieri e Rim Ben Younes ha svolto una missione in Tunisia, dall’8 al 14 febbraio, per toccare con mano la situazione dei pascoli nordafricani. Durante la settimana si sono svolti degli incontri all’Inat, l’Istitut National agronomique de Tunisie, con i rappresentanti dell’università, i tecnici del ministero (Direction genérale de la production agricole) e gli allevatori della cooperativa Groupment de développement agricole.

tunisia zootecnia 2Il gruppo si è poi recato in visita nella regione di Béja, in cui viene prodotto il formaggio “Siciliano di Béja”. In questa zona, considerata il fiore all’occhiello della zootecnica tunisina, è stato effettuato un censimento degli allevatori, sono stati raccolti dati sui metodi di allevamento e sono state effettuate le valutazioni del pascolo, dei foraggi e delle strutture di ricovero degli animali. “E’ stata avviata – hanno detto gli agronomi Gulino e Giurdanella -, una prima fase di accompagnamento di tecnici ed allevatori sulla qualità del latte e dei foraggi, sulla gestione del sistema di allevamento e sul razionamento.

Ma il maggiore interesse da parte degli allevatori, è stato puntato sulle tecniche di conservazione mediante insilamento”. La missione avrà un seguito. Sono stati gli stessi tunisini a chiederlo. E sono già stati fissati gli obiettivi per le prossime tappe, emersi proprio dalle richieste degli allevatori tunisini. Di dovrà approfondire la possibilità di realizzazione e utilizzo per le aziende di Béja di nuovi impianti di mungitura e la costituzione di protocolli per ottenere la certificazione dei prodotti lattiero caseari, obiettivo principale del progetto.

Francesca Cabibbo

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