I disordini estivi abbattono l’import libico dal Mondo

ROMA, 22 OTT – La pubblicazione dei dati export da parte dei partner commerciali della Libia sta mostrando quali effetti abbiano avuto i gravissimi disordini di luglio e agosto sulle importazioni libiche dal mondo.

Tutti i principali fornitori fanno registrare forti cali delle loro esportazioni verso il paese nordafricano: per l’Italia, che resta al primo posto nella graduatoria dei fornitori della Libia, la flessione è più contenuta che in altri casi, fermandosi a un -11% tra gennaio e luglio 2014 (rispetto allo stesso periodo del 2013). Peggiore la performance della Cina, al secondo posto tra i fornitori, il cui export fa segnare un -22,4% (in valore da 2 a 1,58 miliardi di US$): il dato ingloba però anche agosto (non ancora disponibile per l’Italia e gli altri paesi), mese funestato da gravi disordini in Libia al pari di luglio e che non potrà che deprimere ulteriormente le performance degli altri fornitori quando il quadro statistico sarà omogeneo. Peggio dell’Italia ha fatto anche la Turchia, con esportazioni diminuite del 19,8% (gennaio-luglio) fino a 1,45 miliardi di dollari. Considerando i maggiori concorrenti europei del nostro paese, si osserva anzitutto un forte calo dell’export tedesco, diminuito del 35,8% a 464 milioni dollari (gennaio-giugno) ancor prima di luglio e agosto e quindi destinato a scendere ulteriormente, nonché un vero e proprio crollo delle esportazioni francesi, assottigliatesi ad appena 256 milioni di dollari (gennaio-luglio), valore che fotografa un -66,9% rispetto a luglio 2013.

Non è andato molto meglio neanche l’export statunitense, calato del 38,2% fino a 344 milioni di dollari. Il commercio estero libico, nel periodo considerato, ha naturalmente risentito dei combattimenti nel paese, particolarmente violenti a Tripoli e Bengasi, che hanno provocato la fuga di molti operatori economici, locali e stranieri, e danneggiato o interrotto le reti logistiche sul territorio. Migliaia di container sono rimasti accatastati a lungo nel porto di Tripoli e i costi di assicurazione hanno reso molto più cari i trasporti via mare, mentre i commerci via terra sono stati fortemente ostacolati dalla scarsità di carburante e dalle frequenti chiusure dei confini con Tunisia ed Egitto.

Redazione

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