Il mercato del latte in Sicilia è fuori controllo, occorre chiarezza sull’importazione di cagliate

Ragusa – Si è riunito a Ragusa, presso la sala Giunta della ex Provincia Regionale, il Comitato Territoriale Ibleo del Distretto Produttivo Siciliano Lattiero Caseario, coordinato dal responsabile locale Enzo Covato, presente il presidente Enzo Cavallo. Di fronte alla situazione che caratterizza la Filiera ed alle sempre maggiori difficoltà delle imprese e degli allevatori in particolare, il Comitato, deciso più che mai di valorizzare il ruolo del Distretto (al quale aderiscono le Organizzazione e i vari soggetti del settore) quale Cabina di Regia della Filiera, si è pronunciato per lo svolgimento di una azione quanto più concreta possibile per rimuovere ogni ostacolo al fine di garantire le produzioni tipiche e di qualità prodotte esclusivamente con latte siciliano.

La attuale situazione riguardante l’incontrollata importazione di “cagliate estere” non è più tollerabile. In n attesa di ricevere i dati ufficiali circa la quantità delle cagliate e del latte che entrano in Sicilia, il Comitato ha esaminato i dati della provincia di Ragusa, definendo quanto meno allarmante la situazione locale dove, senza regole ed in maniera incontrollata, la stragrande parte dei formaggi e dei latticini vengono etichettati come “locali” indipendentemente dalla effettiva provenienza della materia prima. Assurdo come il fatto che, mentre si attende una iniziativa dell’Assessore per la fissazione di un prezzo regionale per il latte Siciliano e per tentare la definizione di un patto di filiera in grado di fare chiarezza fra i soggetti direttamente interessati a salvaguardia dei prodotti ottenuti esclusivamente con latte siciliano, si deve prendere atto che presso l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura non esiste né un servizio né un ufficio che si occupa di zootecnia.

Un servizio o un ufficio capace di censire ed esprimere i dati produttivi siciliani, le importazioni, le produzioni tipiche tradizionali ed in grado di monitorare, seguire e divulgare le fonti di finanziamento che si vanno rendendo disponibili a livello nazionale e comunitario e di elaborare proposte per il comparto. Lo stesso dicasi per il sito web dell’assessorato. Unico dato rilevabile è quello delle “quote latte” che come si sa restano in vigore fino al 31 marzo 2015. Ma quale politica di settore può mai esprimere un Assessorato Regionale se non conosce i dati relativi alla consistenza qualitativa e quantitativa delle produzioni isolane?
E come se non bastasse, non si ha alcuna notizia circa l’ applicazione del Decreto Assessoriale 28 dicembre 1998 su formaggi tipici siciliani: quali controlli e con quale esito sono stati e vengono effettuati a tutela delle produzioni casearie storiche e tradizionali, oltre che a tutela della trasparenza di etichettatura per i consumatori.
“Cosi non si può continuare – è stato detto – il Distretto, anche se non valorizzato dalla Regione come previsto dalla Legge, deve mettere ordine in una filiera nell’ambito della quale non esistono regole in grado di garantire tutte le imprese e dei consumatori. Tante tonnellate di cagliata vengono trasformate in provincia e non si fa niente per imporre che siano etichettati con la corretta indicazione dell’origine del latte utilizzato. “Per questo abbiamo chiesto un incontro col Prefetto I tempi delle proposte e della politica non sono compatibili con una situazione che rischia di precipitare anche in vista del “terremoto” che sarà determinato dalla totale liberalizzazione del mercato del latte dopo la cessazione del regime delle quote”. “Può diventare anche inutile parlare di marchi e di Decreti se non si fanno i controlli! la Regione non può applicare le proprie norme e gli strumenti approvati se non organizza i controlli facendo scendere in campo, con compiti ben precisi, tutto il personale necessario per controllare ciò che succede in tanti caseifici e nei banconi della spesa”. Il Distretto, nei prossimi giorni, consegnerà al nuovo Assessore Regionale un proprio disciplinare per la pratica applicazione della legge del “Born in Sicily” e per il concreto utilizzo del marchio “Qualità Sicura Sicilia” per i “formaggi e latticini siciliani” ottenuti esclusivamente con latte (vaccino ed ovino) siciliano. Su di esso avvierà direttamente una strategia promozionale e commerciale per la quale non c’è più altro tempo da perdere.

Redazione

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