Il sale ricristallizzato è dannoso? Il senatore Marinello lancia l’allarme

Il sale cosiddetto ricristallizzato o iperpuro, prodotto con procedimenti industriali, “non sembra avere i requisiti per essere utilizzato nell’alimentazione umana”. L’impiego di questo tipo di sale per scopi alimentari, infatti, “potrebbe provocare effetti indesiderati per la salute dovuti al maggiore contenuto di sodio”, nocivo per la pressione arteriosa, e alla maggiore quantità che se ne consuma per compensare la perdita di sapore rispetto al sale naturale. A lanciare l’allarme sull’incompatibilità del sale cristallizzato con l’alimentazione umana è il senatore di Area Popolare (NCD-UDC) Giuseppe Marinello con un’interrogazione urgente presentata ai ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, e delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina.

Secondo il parlamentare, inoltre, le informazioni obbligatorie da riportare nelle confezioni del sale alimentare “sembrano insufficienti per garantire la tutela del consumatore e fuorvianti perché questo non sa di poter ingerire del sale prodotto chimicamente”. La carenza di informazioni circa i processi di lavorazione del sale, conclude Marinello, da una parte tradisce la marcata propensione dei cittadini per il consumo di prodotti naturali e non ottenuti industrialmente, dall’altra “mette in discussione la garanzia della tutela della salute”.

Il regolamento sulla produzione e la commercializzazione del sale alimentare, approvato con decreto ministeriale del 31 gennaio 1997, n. 106, si legge nell’interrogazione, definisce sale alimentare “il prodotto ottenuto dall’acqua di mare, dai giacimenti sotterranei oppure dalle salamoie naturali” e dispone inoltre che “il sale di altre origini, in particolare il sale ottenuto come sottoprodotto da procedimenti industriali, non può essere destinato all’alimentazione umana”.
Il sale ricristallizzato, pur provenendo da giacimenti sotterranei, è ottenuto con acqua industriale formando una salamoia artificiale che non ha i requisiti prescritti per l’uso nell’alimentazione umana e che è poi “depurata” mediante l’impiego di reattivi chimici che eliminano fanghi ma anche magnesio, solfati, calcio, potassio caratterizzati da una fondamentale efficacia nutrizionale, con correlativo incremento del contenuto di sodio.

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