Immigrazione: spari contro migranti in Libia, minacciata motovedetta italiana

Sono 12 i barconi carichi di migranti segnalati a sud di Lampedusa su cui stanno convergendo i soccorsi, coordinati dalla centrale operativa della Guardia costiera. Le imbarcazioni sono a 100 miglia a sud di Lampedusa e nella zona si stanno dirigendo mercantili, rimorchiatori, mezzi della Gdf, della Marina e delle Capitanerie.

Stanno sbarcando a Pozzallo 280 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia. Tra loro un giovane centroafricano che presenta esiti di una ferita di arma da fuoco. La polizia di Stato lo sta interrogando. Secondo una prima ricostruzione contro l’extracomunitario sarebbe stati esplosi arma da fuoco da trafficanti sulle coste della Libia per costringerlo a salire su gommoni. Indaga la squadra mobile della Questura.

Oggi pomeriggio uomini armati su un barchino hanno minacciato una motovedetta della Guardia Costiera italiana che stava soccorrendo un’imbarcazione con migranti a bordo, a circa 50 miglia da Tripoli. Gli uomini armati hanno intimato agli italiani di lasciare loro l’imbarcazione dopo il trasbordo dei migranti. E così è avvenuto. Il fatto, a quanto si apprende, è avvenuto tra le 15 e le 16 di questo pomeriggio. La motovedetta della Guardia Costiera, una volta terminato il soccorso dei migranti, ha lasciato in mare l’imbarcazione usata dagli scafisti, che è finita quindi nelle mani degli uomini armati a bordo del barchino. Probabilmente, verrà usata per nuovi viaggi verso l’Italia. C’è da tener presente che il personale della Guardia Costiera a bordo delle motovedette che fanno operazioni di ricerca e soccorso nel canale di Sicilia non è armato.

Lupi, allarmante salto di qualità  – “Nella tragedia dei migranti e dell’azione di soccorso della nostra Guardia Costiera oggi è successo un fatto allarmante, che segna un ulteriore salto di qualità” degli scafisti. E’ “indispensabile un intervento delle istituzioni internazionali in Libia”. Così il ministro delle Infrastrutture Lupi sull’attacco alla motovedetta al largo di Tripoli.

Redazione

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