La Cina un mercato di sbocco per la Sicilia

Palermo, 13 giu. – Cira 130 milioni d’importazioni e più di 64 milioni di esportazioni nel 2013, con una crescita del 51% rispetto all’anno precedente. Sono questi i numeri del giro di affari della Sicilia con la Cina emersi nel corso della seconda tappa siciliana, dopo Catania, dei “Forum Cina” organizzati da Unicredit e svoltosi oggi nella sede di Confindustria Sicilia a Palermo. “La Cina rappresenta oggi un mercato di grande riferimento – ha detto il vicepresidente di Confindustria Sicilia Nino Salerno – Consideriamo che è un Paese in cui ci sono un miliardo e 200 milioni di abitanti, ovvero un mercato di consumatori piuttosto vasto confrontato all’Europa o agli Stati Uniti”.
Agroalimentare e turismo potrebbero essere i due settori su cui puntare per la Sicilia. “L’agroalimentare è un campo in cui la Sicilia può offrire una qualità e una specializzazione molto avanzata – ha aggiunto Salerno – senza dimenticare che è l’unico dato in crescita dell’export siciliano”. “Potenziare i collegamenti diretti con la Cina potrebbe essere una via per incrementare il turismo – ha detto Maurizio Brentegani, China Country Head per UniCredit a Shangai – Ma bisogna anche tenere conto che i cinesi vengono in Italia soprattutto per acquistare e non tanto per le nostre bellezze artistiche o naturali. Ci sono compagnie aeree che offrono ai turisti cinesi la possibilità di raddoppiare il peso del bagaglio al ritorno perché sanno che vengono in Europa per comprare”.
Vino, olio e prodotti farmaceutici sono settori su cui l’Isola potrebbe puntare nel mercato asiatico. “La Sicilia ha delle eccellenze che posso avere successo in un Paese interessante come la Cina – ha aggiunto Brentegani – ma sicuramente prima di intraprendere un avventura cinese bisogna capire come posizionarsi nel mercato, l’imprenditore deve fare un’analisi a monte e essere sicuro perché oggi la Cina è un Paese di opportunità ma non è più un Paese per tutti”. E proprio a supporto delle aziende si muove Unicredit. “Supportare le aziende che vogliono ampliare il loro mercato in Cina – ha dichiarato Vincenzo Tumminello, responsabile Settore Pubblico e Sviluppo del Territorio Sicilia di UniCredit – è l’obiettivo principale di questo Forum che ha dato alle imprese la possibilità di incontrare esperti di settore che operano in questo Paese, approfondire le peculiarità del mercato cinese e gli strumenti più idonei per favorire l’internazionalizzazione della propria azienda”.
“Il Forum Cina – ha aggiunto il vice presidente Confindustria Sicilia – s’inserisce nell’ambito dell’accordo di collaborazione fra Confindustria Sicilia/Enterprise Europe Network e UniCredit per lo sviluppo delle pmi siciliane e per supportare il loro processo d’internazionalizzazione. La Cina è un mercato importante per le nostre imprese e un’iniziativa come quella di oggi è solo l’inizio di un percorso”. Sui 160 miliardi di euro d’import della Cina, solo 9,5 derivano dall’Italia mentre la quota più ampia appartiene alla Germania con 65 miliardi. “Eppure – aggiunge Brentegani – le potenzialità del nostro Paese dovrebbero spingerci verso cifre ben più alte”. Per quanto riguarda la provincia di Palermo (i dati sono elaborati del Territorial & Sectorial Intelligence di UniCredit, su dati ISTAT e Prometeia ndr), il valore delle vendite nel paese asiatico è stato nel 2013 di quasi 2 milioni di euro mentre gli acquisti dalla Cina hanno superato i 24 milioni. Rispetto al 2012, tuttavia, i flussi commerciali tra la provincia e il gigante asiatico si sono ridotti, con un calo moderato delle importazioni (-4%) e una diminuzione sostanziale delle esportazioni (-56%) e si stima che per l’anno in corso le esportazioni caleranno del 10%, mentre le importazioni faranno registrare un più modesto meno 4%. Per Palermo, i settori trainanti delle esportazioni verso la Cina nel corso del 2013 sono state sostanze e prodotti chimici, per oltre 800mila euro (-49% rispetto al 2012), prodotti alimentari, bevande e tabacco, per quasi 500mila euro (-60%), e prodotti di abbigliamento e accessori, per oltre 300mila euro (+26%). Il valore delle importazioni è stato di quasi 1,5 milioni per il comparto chimico (+17% rispetto all’anno precedente) e di oltre 3 milioni per l’industria alimentare (-26%), mentre per il settore tessile-abbigliamento hanno superato i 2,5 milioni di euro (-23%).

 

 

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