L’aeroporto di Comiso, l’unico che paga i servizi all’Enav. Per Gianni Scapellato, un assurdo

L’aeroporto di Comiso è stato inaugurato il 30 maggio 2013. Il complesso iter che ha portato alla sua realizzazione, alla soluzione del problema legato alla proprietà del sedime aeroportuale, alla certificazione dello scalo infine alla firma del decreto di apertura, è ormai alle spalle. Ma l’aeroporto parte con un handicap. A Comiso, l’Enav non garantirà il servizio di assistenza al volo che viene invece erogato in tutti gli altri aeroporti italiani (direttamente da Enav o dall’Aeronautica militare). Supplisce la regione siciliana: il governatore Raffaele Lombardo aveva garantito un finanziamento di 4,5 milioni di euro per lo start up dello scalo. Saranno interamente utilizzati per pagare i controllori di volo. Non resta un euro per altre attività di supporto e per l’incentivazione dello scalo.
Di recente, Comiso ha ottenuto l’inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti (era stato invece escluso dal primo piano redatto nel periodo del ministro Corrado Passera. Tutti tirano un respiro di sollievo ma il presidente dell’Enac, Vito Riggio, paralizza tutti dichiarando che l’aeroporto di Comiso, seppur inserito nel Piano Nazionale Aeroporti, potrebbe non avere i servizi Enav, perché è di proprietà del comune di Comiso e non dell’Enac”.Di contro, il sindaco di Comiso, Filippo Spataro aveva salutato con favore l’inserimento di Comiso nel PNE, ammettendo però che i risultati successivi non sono affatto scontati.
Sulla situazione attuale, abbiamo sentito Gianni Scapellato, ex direttore di Milano Malpensa che, come consulente del comune di Comiso, ha guidato il complesso iter che ha consentito (caso unico in Italia) il complesso iter che ha portato alla realizzazione dell’unico aeroporto italiano di proprietà di un comune, con un progetto ed un appalto gestito dall’ente locale, pur se approvato dallo Stato in sede di conferenza di servizi.

L’aeroporto di Comiso ha appena ottenuto l’inserimento nel piano nazionale degli aeroporti. Un traguardo atteso. Cosa accadrà adesso?

L’inserimento nel PNA è un atto dovuto per il tipo di aeroporto che lo Stato ha approvato sin dalla sua ideazione e progettazione. Tale inserimento, al di la del riconoscimento dell’aeroporto quale risorsa delle infrastrutture nazionali, e pertanto teoricamente obbiettivo di investimenti statali e comunitari futuri, non aggiunge nulla alla capacità, ancora inespressa, dello scalo quale aeroporto a valenza “leisure” per il riconoscimento turistico di questo territorio e a valenza cargo per la valorizzazione delle merci che vi si producono. Sono passi industriali di sviluppo che devono ancora essere impostati e compiuti.

La “vexata quaestio” ruota attorno al pagamento dei controllori di volo, che lo Stato non ha garantito per Comiso. La convenzione con l’Enav, pagata con soldi della Regione, scade tra otto mesi. Con l’inserimento nel piano nazionale aeroporti si era tirato un respiro di sollievo, si pensava che il problema sarebbe stato risolto. In realtà, le recenti dichiarazioni del presidente Enac Vito Riggio, gettano acqua sul fuoco e fanno cadere ogni speranza. Riggio dice no, ancora una volta, alla possibilità che i servizi di torre siano garantiti dallo Stato. Perché questo accanimento nei confronti di Comiso?

Riporto integralmente il testo della legge, che vale più di ciò che possa dire chiunque di noi e a
qualsiasi titolo.
«Art. 697 (Aeroporti aperti al traffico civile). – Sono aperti al traffico aereo civile, previa valutazione d’idoneità’ al servizio da parte dell’ENAC:
a) gli aeroporti civili appartenenti allo Stato e agli enti pubblici territoriali;
b) gli aeroporti militari designati dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con il
Ministro della difesa;
c) gli aeroporti privati autorizzati ai sensi dell’art. 694 e adibiti dal gestore all’esercizio del traffico
aereo.”
Rileggendo la lettera a) dell’articolo, si capisce chiaramente che gli aeroporti appartenenti allo
Stato e quelli appartenenti agli Enti Pubblici Territoriali sono equiparati fra loro e distinti dagli altri
appartenenti alla Difesa e di quelli appartenenti a privati. A chi appartiene l’aeroporto di Comiso?
Alla Regione Siciliana come sedime (terreno) aeroportuale e al Comune di Comiso come
infrastruttura aeroportuale (Pista, raccordi, piazzale, aerostazione, torre di controllo, caserma Vv.F
e altro). Quindi l’aeroporto di Comiso è un aeroporto appartenente a Enti Pubblici Territoriali e, per
Legge, è equiparato a quelli statali. Che vuol dire equiparati? Vuol dire che i servizi d’istituto che lo
Stato garantisce per il corretto funzionamento di strutture pubbliche è svolto senza costo per i
proprietari pubblici delle strutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti). Resta il fatto che gli aeroporti Statali non sono di proprietà di ENAC, ma del Demanio Civile, che li ha dati in uso gratuito all’ENAC perché vi istruisca la pratica della concessione che il Ministero delle Infrastrutture concede.

Perché, allora, Enav ha chiesto dei soldi per garantire il servizio a Comiso, con un costo che, peraltro, è anche oneroso: 4,5 milioni di euro in due anni? Vuol dire che Comiso non ha avuto ciò che le sarebbe spettato?

Enav ha chiesto denari per svolgere un servizio che deve svolgere con le stesse modalità di quello che svolge in tutti gli altri aeroporti italiani. Nessun aeroporto, in Italia, paga i costi del servizio di assistenza al volo.
Ma anche se fosse vera l’ipotesi che il servizio va svolto a pagamento, come può una società per azioni, quale appunto è ENAV SpA, effettuare un servizio di fornitura a favore di un’altra società per azioni, SO.A.CO. SpA, senza una gara a evidenza pubblica europea fra i fornitori di servizio ATS (Air Traffic Service) che ne abbia aggiudicato l’onere? È stato un errore gravissimo far svolgere a pagamento i servizi di torre a ENAV SpA. È un errore ancor più grave cercare fondi pubblici per far proseguire a ENAV SpA tale servizio a pagamento, laddove lo stesso va svolto invece secondo i principi generali per cui lo Stato fornisce e garantisce i servizi pubblici essenziali a tutela dello svolgimento di attività di pubblico servizio.

A questo punto, quali suggerimenti darebbe Gianni Scapellato? Come uscire da questo cul de sac in cui Comiso si è cacciato?

Ci vuole una forte volontà politica per imporre ciò che la legge esplicitamente afferma e ciò che invece si fa finta di non leggere e passare oltre. Se si continua con questa elemosina amministrativa per cui, di volta in volta e per periodi di tempo molto brevi, si finanziano attività che non andrebbero pagate, ma svolte in via istituzionale, si tiene questo aeroporto sotto scacco. Lo si presenta come un aeroporto precario. Come può un privato scommettere, credere e investire danari propri in un’impresa che dovrebbe durare quaranta anni (la durata della concessione), se poi di anno in anno non si sa se il servizio di ENAV è o meno garantito? La legge è chiara, mi aspetto che la politica Iblea e l’industria che gestisce l’aeroporto di Comiso abbia il coraggio di farla valere, al di sopra di nomi, manovrine politiche e valutazioni contingenti e personali.

Gianni Contino

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