Libia, situazione precipita. Gentiloni: Italia minacciata, pronta a combattere

“L’Italia è certamente minacciata da situazione in Libia. Al di là delle drammatiche vicende dell’immigrazione, con una terribile situazione di sfruttamento, la Libia è uno Stato fallito, e l’Isis può avere un buon gioco. L’Italia insieme all’Onu promuove una mediazione tra le diverse forze, se non si ottiene l’obiettivo bisogna ragionare con l’Onu sul da farsi. L’Italia è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale, non possiamo sottovalutare la minaccia, in una situazione che si sta deteriorando. Così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, parlando a Skytg24, dopo le notizie sull’avanzata dell’Isis/Isil in Libia. La formazione terroristica ha formalmente preso il controllo di Sirte, tanto da istituire il suo quartier generale in un edificio nella zona centrale. Inoltre, un gruppo di appartenenti allo Stato Islamico ha fatto irruzione e assunto il controllo di Radio Sirte, una stazione radiofonica dell’omonima città costiera. Lo riporta l’Afp. La conferma viene da alcuni sito internet vicini ai jihadisti su cui sono state pubblicate foto in cui appaiono guerriglieri negli studio. Da quel momento, l’emittente ha cominciato a trasmettere proclami del portavoce della formazione, Abu Mohammed al-Adnani. A seguito di questi eventi, si pensa che nelle prossime ore, la città possa essere dichiarata parte del “Califfato” e la radio usata per comunicare le nuove regole alla popolazione. Se ciò dovesse avvenire, sarebbe la seconda città libica a fare parte dello Stato Islamico, dopo la recente conquista di Derna.

E sale la preoccupazione per i nostri connazionali presenti nel paese. Già nelle scorse settimane, a seguito dell’attacco terrorista all’Hotel Corinthia, l’ambasciata italiana a Tripoli “a fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e degli scontri che stanno interessando il Paese” aveva ribadito il “pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il paese”.

Sirte, però, ospita anche altre formazioni terroristiche come Ansar al-Sharia e alcune milizie di Fajr Lybia. Non è chiara quale sia stata la reazione delle due entità, ma sicuramente l’Isis cercherà di inglobarle sotto la sua ala o al massimo di renderle degli alleati per evitare di dover combattere su più fronti. La conquista della città è stata resa possibile dall’assenza di una qualsiasi autorità di governo dalla rivolta contro Muammar Gheddafi. L’area è diventata roccaforte per diverse organizzazioni estremiste, che si sono spartite le varie zone. Che la situazione si stia complicando lo conferma anche l’annuncio del presidente egiziano, Abdul Fattah al-Sisi, che saranno evacuati i suoi cittadini dalla Libia.

La decisione è stata presa dopo la pubblicazione da parte dell’Isis di alcune foto che ritraggono 21 egiziani cristiani copti, rapiti a dicembre e gennaio proprio a Sirte. Le immagini, pubblicate sulla rivista Dabiq appartenente allo Stato Islamico, sono al vaglio degli investigatori per capire se siano reali e a quando risalgano. Vi sono ritratti i prigionieri con le mani legate dietro la schiena mentre marciano in fila indiana guardati a vista da uomini armati interamente vestiti di nero.

Come gli altri prigionieri del Califfato indossano le tute arancioni, usate dal movimento per ricordare i detenuti del carcere di Guantanamo. Nell’articolo a cui sono state allegate le foto si scrive che le 21 persone sono state rapite per vendicare il destino delle donne musulmane, torturate e uccise dalla Chiesa copta egiziana. Inoltre, si sottolinea che l’espansione del gruppo in Libia permette facilmente di catturare “i crociati copti”. Da qui la decisione di evacuare tramite un ponte aereo i cittadini egiziani, la maggior parte dei quali lavora nel paese nel settore delle costruzioni.

Redazione

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