Lucas Carbonaro, siculo-scozzese, attraversa a nuoto lo stretto di Gibilterra

Dopo una attesa di 12 giorni aspettando le condizioni atmosferiche idonee per l’attraversamento dello stretto di Gibilterra, martedì 22 ottobre 2014,  il giovane siculo-scozzese Lucas Carbonaro ha realizzato la sua impresa. Attraversare lo stretto di Gibilterra. Lucas non è nuovo ad imprese sportive temerarie e l’ultima, in ordine di tempo, ha veramente dell’incredibile.

Lucas Carbonaro, figlio di papà siciliano di Modica e di mamma scozzese vive e lavora in Lussemburgo, ma è molto noto in provincia di Ragusaa dove risiede, appunto la famiglia del prof. Carbonaro.

Tornando alla sua impresa del 22 ottobre scorso, le cronache riferiscono che alle ore 10:00 in punto il comandante Fernando Sanchez di Tarifa, Andaluçia, Spagna, ha finalmente dato l’okay alla partenza.

 Il cronometro si è fermato quando Lucas ha toccato per l’ultima volta gli scogli del faro sulla costa europea. Le condizioni del mare erano buone, anche se le correnti marine dello stretto di Gibiletrra sono sempre fortissime. L’arrivo  è avvenuto alle ore 14,20, esatte. L’attraversamento dei 12,300 km dello stretto di Gibilterra è avvenuto in 4h e 20 minuti. I km percorsi realmente sono stati più di 17.

Lucas aveva già fatto un primo tentativo di attraversamento il 17 ottobre 2014, ma, dopo 8.5 km, il comandante Sanchez ha dato al nuotatore l’ordine di salire sul motoscafo che segnava la direzione e di rimandare l’imprese ad altra data.

 In quel momento, le correnti e i venti avevano provocato l’aumento delle onde che raggiungevano i due metri.

 Oggi, ha vinto la caparbietà di un giovane che conosce le sue capacità e sa programmare le sue imprese. Quella precedente è del mese di giugno 2014, quando ha scalato il McKinley-Denali (6200 m.) la cima più altra dell’America settentrionale, sfiorata dal circolo polare artico con temperature che in estate possono raggiungere i 20 gradi sotto zero.  

 Va ricordato, comunque, che l’attraversamento dello stretto di Gibilterra (impresa compiuta nei tempi da non più di 500 nuotatori) è molto complessa in quando non dipende solo dalla preparazione atletica dei nuotatori, ma anche dalle condizioni del tempo e soprattutto dalle correnti che vengono provocate dall’incontro dell’oceano Atlantico con il Mediterraneo. Diversità di salinità, di temperatura e soprattutto il gioco delle maree che scatenano forze naturali imprevedibili.

 L’oceano Atlantico è sollevato in alto dalle maree. A Saint Malò, per portare un esempio, l’oceano si alza di livello fino a 11 metri. Ed è allora che l’oceano gonfia riversandosi con violenza nel Mediterraneo. Se si considera che l’imboccatura della costa è ad imbuto, si capisce il perché la corrente provocata dalla marea è accompagnata da onde che solitamente superano i due metri.

 Venerdì scorso, nel primo tentativo di Lucas, quando il Comandante della barca pilota Fernando Sanchez diede l’ordine di ritornare a terra, le onde erano alte due metri. E chi era nel canotto di appoggio poteva ritrovarsi sulla cresta dell’onda mentre Lucas era in basso e viceversa.

 Va considerato che in ogni altra forma di sport, compreso il nuoto delle acque dolci, l’atleta deve gestire solo se stesso calcolando le sue energie, auscultando il suo corpo. Per chi prova ad attraversare lo stretto di Gibilterra, il nuotatore deve lottare con energia, tenacia e convincimento per combattere ad ogni istante contro le imprevedibili forze della Natura.

 Lucas ha vinto la scommessa! Chi scrive lo ha seguito dapprima da vicino, proprio sul canotto dove riceveva gli alimenti e ha certamente compreso che si trattava di una impresa né semplice, né facile.

 Ma, per aggiungere una ciliegina al racconto, va detto che in quei momenti abbiamo avuto l’occasione di godere la vista di  due immense balene che a poco meno di 200 metri si divertivano a giocare con l’acqua. Impressionanti gli spruzzi di acqua che li accompagnavano.

 Da vicino, invece il ritmo del nuoto di Lucas era accompagnato dalla presenza di enormi gabbiani scuri che planavano sopra la sua testa di Lucas per capire cosa stava accadendo di nuovo in quella parte di mare.

 Ora siamo sereni. L’evento che abbiamo seguito con grande apprensione aveva le connotazioni dell’impossibile.

 I Greci sapevano già mille anni prima di Cristo che quelle erano le colonne Ercole, poste appositamente lì come avvertimento per gli umani. Quelle erano le porte del mondo sconosciuto.

 gic

Redazione

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