Olio: in vigore l’obbligo del tappo anti-rabbocco (e antitruffa)

Contro le truffe, entra in vigore l’obbligo del tappo anti-rabbocco per tutti i contenitori di olio extra vergine di oliva serviti nei pubblici esercizi. Lo rende noto Coldiretti, sottolineando che si tratta di una misura di trasparenza per evitare che le vecchie oliere vengano riempite o allungate con prodotti stranieri spacciati per italiani, come purtroppo spesso avviene in una situazione in cui sono aumentate del 45% le importazioni nei primi sette mesi del 2014. Secondo il provvedimento, gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati – sottolinea la Coldiretti – in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta. La legge – riferisce la Coldiretti – prevede anche sanzioni per chi non userà oliere con tappo anti-rabbocco: da mille a ottomila euro e la confisca del prodotto.

Le novità per il prodotto simbolo della dieta mediterranea – precisa Coldiretti – non si fermano al tappo. È prevista anche una più accentuata rilevanza cromatica rispetto all’etichettatura degli oli prodotti con miscele provenienti da uno o più Stati, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto. Le modifiche introdotte nel corpo della cosiddetta legge salva-oli ne assicurano ora la più ampia operatività – continua l’associazione – richiedendo a tutti gli organi di polizia giudiziaria un rafforzato impegno su tutti i fronti, dal controllo del traffico di perfezionamento attivo a quello delle modalità di vendita sottocosto. In una situazione in cui la produzione nazionale è crollata quest’anno del 35% a circa 300mila tonnellate, “occorre adottare tutte le misure necessarie per garantire trasparenza negli scambi, combattere i rischi di frodi e assicurare la possibilità di fare una scelta di acquisto consapevole ai consumatori italiani”, afferma il presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo, chiedendo “una task force coordinata di controllo per l’immediata attuazione delle norme contenute nella legge ‘salva olio’”.

L’Italia è il primo importatore mondiale di oli di oliva, che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione difficilmente visibile. Inoltre, spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità, fortemente ingannevoli. Il consiglio di Coldiretti è di guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori.

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