Report Sud: dal 2008 scomparse 60 mila aziende nel Mezzogiorno

Palermo – Dal 2008 ad oggi sarebbero scomparse dal territorio economico del Sud e Isole piu’ di 60 mila imprese. E’ quanto emerge da “Il Sud dopo la Terza Guerra Mondiale si lecca le ferite”, il titolo dell’edizione numero 30 del Report Sud, il rapporto semestrale previsionale sull’economia del Mezzogiorno, realizzato da Diste Consulting per Fondazione Curella, presentato oggi nell’aula 11 dell’edificio 19 del Polididattico dell’Universita’ degli Studi di Palermo, da Pietro Busetta (Universita’ degli Studi di Palermo, Fondazione Curella), Alessandro La Monica (presidente Diste Consulting), Fabio Mazzola, pro rettore dell’Universita’ di Palermo, presidente Aisre, Antonio Purpura (Universita’ degli Studi di Palermo), Gaetano Armao (Universita’ degli Studi di Palermo) e PierFrancesco Asso (direttore StrumentiRes, Universita’ degli Studi di Palermo). Rispetto a sette anni prima, il Sud/Isole appunta la chiusura di oltre 41.500 mila artigiani, per una quota dell’11%. La flessione delle imprese artigiane ha coinvolto tutte le regioni del Mezzogiorno, in Sicilia si registra -2,1%. I fallimenti sono tornati a diminuire, il dato siciliano indica -14,2%. Le Startup innovative iscritte a fine dicembre 2015 nella sezione speciale del Registro Imprese ammontano a 1.200 nel Sud/Isole; l’area meridionale e insulare consegue un incremento di 348 unita’ (+42,1%). Le Startup iscritte nel Sud e Isole rappresentano il 22,8% del totale nazionale.

Sia gli investimenti in costruzioni sia quelli in beni strumentali avrebbero mantenuto livelli deludenti, condizionati da un clima di fiducia delle imprese orientato all’incertezza. Il risveglio del mercato abitativo, registrato nei mesi piu’ recenti, non ha trovato finora nuovi fattori di sostegno in grado d’innescare un decisivo rilancio del settore. C’e’ da smaltire in primo luogo il cumulo d’invenduto degli anni passati. Larga parte dei modesti budget d’investimento delle imprese locali sarebbe destinata a beni materiali, mentre le quote di spesa in ricerca e sviluppo e quelle in immobilizzi immateriali rimangono trascurabili, soprattutto nelle aziende di ridotta dimensione. La domanda interna ha mostrato cauti segni di rianimazione tanto dal lato dei consumi famigliari (+0,5% in volume) quanto da quello degli investimenti (+1,0%). La spesa familiare in quantita’ resta comunque bloccata sui livelli di vent’anni fa, la spesa in conto capitale sprofonda letteralmente, diminuendo di quasi il 40% rispetto al 2007.

Il contributo della domanda estera e’ positivo anche se modesto: le esportazioni di merci crescono del 4,0% in termini monetari, dopo due flessioni precedenti, le importazioni scendono (del 5,6%) per il quarto anno di seguito. Agricoltura, silvicoltura e pesca recupera le forti perdite dell’anno precedente, chiudendo il 2015 con una crescita del 5,5%. Il ramo delle costruzioni registra un incremento dell’1,5%, il primo dopo una serie continua di dieci smottamenti. Rispetto a undici anni prima, l’edilizia annota un calo di attivita’ attorno al 36%. I servizi risentono del mancato deciso rilancio dei consumi. (ITALPRESS)

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