Tunisia: il paese alla vigilia del voto fra accuse di brogli e minacce di terrorismo

Tunisi, 24 ott 18:45 – (Agenzia Nova) – Sono circa 4 milioni i tunisini che domenica 26 ottobre saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assembra dei rappresentanti del popolo, il parlamento tunisino. Gli aventi diritto di voto dovranno eleggere i 217 membri dell’unica camera del parlamento, scegliendo fra 90 partiti, per un totale di 1.500 liste elettorali. Dal punto di vista organizzativo per le prossime votazioni il governo tunisino ha messo in campo 80 mila persone tra militari e agenti di polizia per garantire il regolare svolgimento delle elezioni e impedire eventuali attacchi terroristici, mentre l’Associazione tunisina per l’integrità e la democrazia delle elezioni (Atide) sarà in prima linea nella supervisione del voto in patria e all’estero con 2963 volontari, che avranno il compito di controllare il regolare svolgimento delle elezioni e denunciare eventuali brogli.

I principali partiti che si sfideranno nella corsa al governo sono: Nidaa Tounis (Appello per la Tunisia), Ennahda (Movimento della Rinascita), Fronte Popolare, Congresso per la Repubblica, Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà, Partito Repubblicano – Partito Democratico Progressista, Petizione Popolare. Secondo i sondaggi diffusi dai media tunisini, Ennahda dovrebbe vincere con un 37 per cento dei voti ottenendo più di un terzo dei seggi. Al secondo posto si dovrebbe piazzare il partito laico di Neda Tunis con il 15 per cento, mentre la vera sorpresa delle elezioni dovrebbe essere l’Unione nazionale libera dell’uomo d’affari Salim al Riahi attestato al di sotto del 15 per cento, mentre il Fronte popolare di sinistra è dato al 5 per cento. Tuttavia, secondo gli analisti, la sfida è aperta e riguarda soprattutto il partito islamico e la formazione laica Nidaa Tounis.

Braccio politico del movimento dei Fratelli Musulmani guidato da Rashid Gannouchi, il Movimento della Rinascita, ha vinto le elezioni del 2011 per l’Assemblea costituente con circa il 40 per cento dei consensi, ma secondo gli analisti oggi non andrebbe oltre il 20 per cento. L’esperienza di governo dopo la Rivoluzione dei Gelsomini contro il presidente Ben Alì ha danneggiato Ennahda. Oltre alla grave crisi economica del paese seguita alla caduta del regime, il partito islamico è stato accusato non solo di fomentare le divisioni ideologiche interne alla popolazione, ma anche di essere il mandante dell’assassinio di due membri di spicco del Fronte popolare Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, entrambi uccisi nel 2013, evento che ha portato alla formazione nel gennaio 2014 di un governo di unità nazionale. Per smarcarsi dalle accuse di settarismo e di vicinanza ai gruppi estremisti islamici, Ennahda ha impostato una campagna elettorale basata sullo slogan “politica del consenso e del perdono”.

In un’intervista rilasciata ai giornali locali a pochi giorni dal voto, Gannouchi ha infatti sottolineato che “c’è un consenso nazionale in Tunisia per quanto riguarda gli inviti del partito a formare un governo unità nazionale”. “Il paese – ha sottolineato il leader di Ennahda – affronta grandi sfide economiche e di sicurezza e ha bisogno di un governo che sia condiviso dai suoi cittadini”, aggiungendo che “nessun partito può affrontare da solo queste sfide in salita”. “Il movimento ha imparato – una lezione dall’esperienza egiziana, che la democrazia e la riconciliazione sono importanti”.

Fondato nel 2012, Nidaa Tounis si presenta invece come il principale sfidante del partito guidato da Gannouchi. Appello per la Tunisia è considerata una formazione emergente, rappresenta l’anima “laica” della Tunisia e potrebbe raggiungere il 35 per cento dei voti. Il suo leader è Béji Caïd Essebsi, ex Primo ministro e storico consigliere del fondatore della moderna Tunisia Habib Bourguiba. Per raccogliere maggiori consensi Essebsi ha formato una coalizione con il Partito Repubblicano, Unione per la Tunisia, con la quale concorrerà anche alle elezioni presidenziali in programma per il 23 novembre. Una delle principali ombre su Nidaa Tounis è la presenza di candidati appartenenti al Raggruppamento Costituzionale Democratico (Rcd), il partito di Ben Ali ormai disciolto e dichiarato illegale.

Diversi osservatori nord africani non tengono conto dei sondaggi, giudicati fuorvianti, ma parlano invece di un accordo tra i due principali partiti rivali del paese per la spartizione delle cariche pubbliche. Secondo quanto si legge in un editoriale pubblicato dal quotidiano algerino “el Khabar”, il partito islamico di Ennahda e quello laico di Nidaa Tounes avrebbero già raggiunto un compromesso per ripartirsi equamente i seggi dell’esecutivo e la presidenza della Tunisia. A Ennahda, secondo gli analisti, spetterebbero i seggi in parlamento mentre a Nidaa Tounes la guida del paese. Non a caso gli islamici di Ennahda non hanno presentato propri candidati alle elezioni presidenziali di novembre, lasciando così libero spazio al leader di Neda Tounes, Caid Essebsi.

I programmi delle due formazioni rivali puntano non solo sulla riconciliazione nazionale, ma anche sulla crescita economica della Tunisia. Il partito Nidaa Tounis si rivolge soprattutto ai giovani laureati della Rivoluzione dei Gelsomini attraverso la realizzazione di politiche specifiche, programmi di formazione e un piano di assunzione per i laureati, oltre a un prestito senza interessi per l’acquisto della prima casa. Ennahda conta invece sull’appoggio alle piccole e medie imprese, che nell’ultimo hanno registrato una crescita degli investimenti – in particolare da Francia e Italia – promettendo finanziamenti a tassi agevolati e un maggiore controllo del mercato per agevolare gli strati più poveri della società.

Le elezioni del 26 ottobre avvengono in un clima teso soprattutto per quanto riguarda gli attacchi terroristici dei gruppi islamisti che sfruttano la debolezza dei confini fra Tunisia, Libia e Algeria. Uno dei principali nodi che dovrà affrontare il futuro governo sarà la nuova legge anti-terrorismo, ferma in parlamento dallo scorso agosto a causa delle discussioni riguardo alla limitazione dei diritti individuali dei cittadini. A causa della sua impopolarità, l’argomento è stato affrontato solo in parte dai vari candidati alle elezioni, nel timore di un calo delle preferenze, e verrà affrontato dopo le votazioni. Secondo Alaya Allani, docente di storia contemporanea presso l’Università di Manouba, esperto di movimenti islamici in Nord Africa, in questi mesi le autorità hanno arrestato oltre 1.500 persone con l’accusa di terrorismo.

Pochi giorni prima del voto l’esercito tunisino ha attaccato a colpi di mortaio una postazione usata dagli estremisti islamici di Ansar al Sharia sui monti presenti nella provincia di Kasserine, lungo il confine con l’Algeria, mentre in un sobborgo di Tunisi, Oued Ellil, i poliziotti sono stati impegnati per due giorni in scontri a fuoco con un gruppo armato asserragliato in un’abitazione. La crisi di Oued Ellil è terminata solo dopo un blitz delle forze speciali costato la vita a sei persone, fra cui cinque donne, che hanno utilizzato i propri figli come scudi umani. Il pericolo di attacchi terroristici ha spinti le autorità tunisine a chiudere fino a domenica due valichi di frontiera a confine con la Libia, Ras Jedir e Dehiba, per le persone che dalla Libia si dirigono in Tunisia.

Redazione

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