Sì dei lavoratori a Metec per Termini Imerese, l’accordo era atteso da cinque anni

Termini Imerese – Sarà Metec, attraverso la newco Blutec, ad acquisire lo stabilimento di Termini Imerese dismesso da Fiat a fine dicembre 2011. E’ arrivato nella serata di martedì il sì all’unanimità dell’assemblea dei lavoratori di Termini Imerese all’accordo per la cessione dell’ex stabilimento siciliano di Fiat a Metec che rileverà il sito attraverso la newco Blutec. Ora la parola passa al Mise dove è attesa una riunione tra sindacati e azienda per formalizzare l’intesa. Cala, dunque, il sipario su una vertenza che va avanti da cinque anni. L’intesa tecnicamente consta di tre accordi: il primo coinvolge anche le istituzioni e ha natura per così dire programmatica, il secondo riguarda le modalità del passaggio di azienda da Fiat a Metec, il terzo infine apre una mobilità volontaria e incentivata per massimo di 130 persone.

Una partita che, già da fine 2009, ha visto avvicendarsi sul tavolo del ministero le offerte più disparate, dai vivai Ciccolella agli studios televisivi di fiction di ‘Agrodolce’. Offerte credibili, meno credibili, piani fantasma e imprenditori insolventi fino all’epilogo della proposta Grifa, velocemente tramontata per mancanza di finanziamenti, e il rush finale con Metec, la società di componentistica controllata da Roberto Ginatta, a poche ore dal licenziamento di oltre 700 lavoratori che non avrebbero più potuto contare, dopo quattro anni, sul rinnovo della Cassa integrazione.

A convincere governo, sindacati ed enti locali, il piano industriale che prevede circa 290 milioni di investimenti per produrre auto ibride e componentistica e la garanzia di assorbire, da qui al 2018 scaglionati nei quattro anni con l’attivazione di una nuova cig straordinaria per riorganizzazione, circa 800 lavoratori a cui si aggiunge la garanzia di attingere anche dall’indotto per nuova occupazione. Due i modelli di auto ibrida che con un impegno di circa 200 milioni lo stabilimento dovrebbe mettere in produzione tra quattro anni, tra giugno e settembre 2018.

La lunga vertenza per dare un futuro industriale al sito siciliano inizia di fatto alla fine nel 2009 dopo la presentazione a Palazzo Chigi, da parte dell’ad Fiat, Sergio Marchionne, del famoso piano di rilancio Fabbrica Italia, poi mai decollato, che prevedeva la dismissione a partire dal 31 dicembre 2011 dello stabilimento di Termini Imerese “non in grado di competere”. Così, nel 2010, Invitalia, l’agenzia del governo per l’attrazione degli investimenti, presentò una prima ‘short list’ di pretendenti, sette proposte salite velocemente a 16. Un successo che spinse i vertici del Mise, l’ex ministro Claudio Scajola, a ideare anche un ‘bando internazionale’. Ma le offerte ed i piani industriali si rivelarono, dopo mesi e mesi di valutazioni, incontri e confronti, scarsamente cantierabili.

Così per il progetto della Sunny del fondo Cape in partnership con gli indiani della Reva, o per la citycar e il Suv d’alta gamma promessa dalla De Tomaso di Gian Mario Rossigonolo ma anche per la Med Studio che con la Einstein avrebbe puntato a utilizzare il sito Fiat per dare vita alla prima fiction tutta siciliana.

Ad affacciarsi per poi rapidamente scomparire, anche il gruppo Ciccolella per un progetto di un’azienda vivaistica con cui produrre energia da protovoltaico o o il gruppo Guardaldo Spa per la relizzazione di un Ipermercato. Ma il problema del governo è quello di ‘saturare’ il sito industriale con un azienda di grandi dimensioni possibilmente nel settore dell’automotive. Nel 2012, perciò, sotto il governo Monti, è la volta della Dr Motor di Massimo di Risio la cui proposta però si trasforma in un nuovo miraggio che scompare infatti per la mancanza di solide garanzie finanziarie. La trattativa langue qualche tempo e poi nel 2014 arriva la proposta di Grifa che sul filo di lana scompare anch’essa per mancanza di garanzie finanziarie dell’investimento.

Più che soddisfatti i sindacati. L’accordo, infatti, spiega il leader Uil, Carmelo Barbagallo scongiura un rischio grave per i lavoratori e per il territorio del nostro Paese e riaccende la speranza in una realtà in cui stava prendendo piede una desertificazione industriale, con ricadute occupazionali davvero preoccupanti”, dice guardando però subito ad un’altra realtà rimasta orfana della proposta di Metec, l’Om di Bari per la quale la Uil chiede l’attivazione del governo per ‘soluzioni positive” e ‘garanzie immediate’.

L’accordo convince anche la Cisl di Anna Maria Furlan. “E’ un ottimo risultato che premia l’impegno del sindacato. Speriamo davvero possa offrire uno spiraglio di luce e di prospettiva per tanti lavoratori siciliani in lotta da tempo per il futuro non solo dell’ex stabilimento della Fiat ma anche dell’indotto”.

“E’ importante avviare presto le attività industriali ed il reinserimento dei lavoratori. Così come va sottolineato positivamente l’impegno sulla tutela per l’indotto e l’assunzione di 800 operai nel 2018, con l’avvio della componentistica e la produzione di auto ibride”, prosegue assicurando che la Cisl non abbasserà la guardia “perché continui subito la ricerca di nuovi investimenti nell’area di Termini Imerese da parte del Mise e della Regione, anche con progetti di formazione per la riqualificazione dei lavoratori di Fiat e dell’indotto”.

Guarda già al futuro il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli che invita a “vigilare insieme al Governo che tutto si compia” anche se non nasconde la soddisfazione perché, dice, “in questo periodo di forte crisi riuscire a costruire un accordo che crea industria in una parte particolarmente colpita dalla crisi è un risultato straordinario”. “L’accordo di Termini Imerese – conclude Bentivogli -rappresenta per noi la risoluzione di una grave vertenza occupazionale che si è trascinata per anni con le comparsate di tanti avventurieri che non rispondevano a una logica industriale che garantisse la rioccupazione e il futuro degli oltre mille lavoratori del sito siciliano e dell’indotto”.

“Finalmente, dopo cinque anni, si sta per chiudere un capitolo molto difficile per la città di Termini Imerese e per tutto l’indotto industriale della nostra Regione. Il presidente Renzi, lo scorso 14 agosto, affermò che la ripresa del Paese dipende dalle tre ‘T’: Taranto, Termini e Terni. “

“Il presidente Renzi, lo scorso 14 agosto, affermò che la ripresa del Paese dipende dalle tre ‘T’: Taranto, Termini e Terni. Le trattative, condotte in questi anni e la soluzione finale trovata per l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, sono un esempio concreto degli impegni assunti dal Governo Renzi e anche il risultato della sinergia tra enti e istituzioni diverse” dice Magda Culotta, deputato del Pd e sindaco di Pollina (Palermo), aggiungendo che “finalmente, dopo cinque anni, si sta per chiudere un capitolo molto difficile per la città di Termini Imerese e per tutto l’indotto industriale della nostra Regione”.

Redazione

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