Elezioni, Barbagallo: candidato PD o primarie per il Presidente della Regione

In Sicilia al Partito Democratico più di un secolo trascorso non è stato sufficiente per attenuare la voglia di primazia all’interno della coalizione.

Dal 1921, la data del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano a Livorno, quando la componente comunista partorisce il Partito Comunista d’Italia, rompe l’unità della sinistra.

Certo, ormai di comunista è rimasto ben poco, ma la voglia di primeggiare non tramonta.

E’ vero, il Partito Democratico ha il “numero maggiore di amministratori in Sicilia, il gruppo parlamentare più numeroso e una grande presenza in termini di radicamento nel territorio con 240 Circoli”, come sostiene il suo segretario regionale Anthony Barbagallo, ma al momento non traspare un nome che possa portare alla vittoria il campo largo.

L’unico che si è già detto disponibile a candidarsi per Palazzo d’Orleans è Antonello Cracolici, figura politica buona per tutte le occasioni.

Ma non può essere l’attuale Presidente della Commissione Regionale Antimafia la novità che, nonostante le sue sei legislature all’Ars, risulta nei sondaggi sul gradimento degli elettori dei probabili candidati a Presidente della Regione all’ultimo posto in classifica.

Per il PD, al momento, il campo largo è ancora nella fase di ascolto dei territori, poi si comincerà a redigere il programma e soltanto dopo potrà arrivare la scelta del candidato Presidente, per sintesi politica o attraverso le primarie.

E’ già stancante scriverlo questo percorso, figurarsi a completarlo.

Nel frattempo, all’interno della coalizione la candidatura di La Vardera, dato al primo posto nei sondaggi sul gradimento dei siciliani, prende sempre più piede ma tutto rimane sospeso nel limbo in attesa delle novità in casa PD.

“Sarà una proposta ‘alta’, di grande spessore e che parlerà alla competenza e alla capacità amministrativa – afferma Barbagallo –per vincere la sfida della Sicilia e del buon governo di quest’isola serve, ripeto, una proposta di grande spessore”.

“Spero che su quel nome – prosegue il segretario regionale del Partito Democratico siciliano –si possa trovare la condivisione degli alleati, diversamente proporremo le primarie”.

Quindi il nome che sarà proposto dal PD ancora non è dato saperlo, soltanto immaginarlo, ma il ricorso alle primarie sembra più una minaccia che l’applicazione di un metodo.

E’ di fatto lo è, una minaccia, ma per la vittoria della coalizione.

Premesso che il dubbio, presente in buona parte fra i leaders PD, che in caso di vittoria alle primarie del loro candidato i pentastellati poi non lo voterebbero alle elezioni vere e proprie, rimane in vita.

A questo va aggiunta la faida interna al partito della Schlein in Sicilia, con la fazione dei maggiorenti che si è schierata contro Barbagallo. Con questa situazione in atto, i dissidenti voterebbero il candidato scelto con le primarie se non fosse di loro gradimento?

E’difficile dimenticare la scelta del candidato presidente alle elezioni regionali del 2022, quando dopo le primarie vinte daCaterina Chinnici, il Movimento 5 Stelle ritirò il proprio sostegno alla candidata del Pd e quest’ultima arrivò terza anche dopo Cateno De Luca, passando tra l’altro dopo poco tempo a Forza Italia.

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” sosteneva un politico di lungo corso: non è che in una parte del PD prevalga la propensione alla sconfitta perché più

comoda?

All’opposizione le responsabilità sono decisamente minori e grazie all’esperienza maturata si possono condizionare le scelte della maggioranza, magari in tema di “fondi territoriali”.

Va detto con chiarezza che all’interno del Pd ci sono figure valide ed impegnate nella risoluzione dei problemi dei cittadini, ma quanto pesano sulle scelte del partito?

“Nelle interlocuzioni che ci saranno tra dirigenti del partito proveremo a dare vita ad una prospettiva all’altezza della sfida”,conclude Barbagallo ma il pensiero che si tratti di un  “deja vu” rimane vivo.

Peppe Privitera

Redazione

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