Intervista all’ambasciatore di Turchia a Roma: “Abbiamo accolto tre milioni di migranti”

Dalla Siria nuova ondata
«<La Turchia ha già speso per i rifugiati più di dieci miliardi di dollari. Il nostro Paese ha accolto 3 milioni di siriani, ma i flussi continuano a crescere’>, l’ambasciatore turco a Roma Aydin Adnan Sezgin spiega nell’intervista al Mattino le ragioni che hanno spinto Ankara ad alzare la posta nella trattativa sull’accoglienza.

«La Turchia non può fare tutto da sola» L’Ambasciatore a Roma: “con i fondi europei salveremo i profughi”

«Lo ha riconosciuto anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite: la Turchia ha già speso per i rifugiati più di dieci miliardi di dollari. Ma non possiamo fare tutto da solidi fronte a un’emergenza umanitaria senza precedenti. Il nostro Paese ha accolto 3 milioni di siriani in fuga dalla guerra. Ma i flussi continuano a crescere. C’è la guerra. Nessuno può tirarsi fuori. E’ ora che tutti si assumano le proprie responsabilità senza cercare altri alibi,>.

All’indomani del vertice tra i leader Ue con la Turchia sulla crisi dei migranti, che si è conclusa con un’intesa di principio ma molti interrogativi, l’Ambasciatore di Turchia a Roma S.E. Aydin Adnan Sezgin, respinge con fierezza le ricostruzioni giornalistiche che basano letto la richiesta di 3 miliardi di euro aggiuntivi avanzata da Ankara, come un ricatto politico.

Al vertice di Bruxelles la Turchia ha avanzato la richiesta di velocizzare l’ingresso In Europa ma anche quella di ulteriori finanziamenti per ridurre il flusso dei migranti. Perché, come molti media hanno fatto notare, è stata alzata l’asticella?

«La questione è mal posta. Come emerge chiaramente dal documento siglato ieri a Bnuxelles,l’Europa si assume l’impegno di facilitare l’erogazione dei 3 miliardi di euro per una serie di progetti da realizzare entro fine marzo e quello di un finanziamento addizionale diretto al meccanismo per i rifugiati a favore dei siriani. Ciò significa che quello che la Turchia ha onorevolmente chiesto è stato ritenuto legittimo».

Perché si è resa necessaria la richiesta di altri 3 miliardi di euro, oltre a quelli già stanziati?
«La prima tranche concordata non è stata ancora versata, nessuno può dunque sostenere che quei denari sono stati mal spesi. In secondo luogo, la somma aggiuntiva richiesta da Ankara non è un finanziamento per la Turchia, come erroneamente riportato da alcuni media, ma di aiuti internazionali destinati ai siriani che fuggono dalla guerra. Nel nostro Paese sono ormai in tre milioni, Persone che hanno diritti, drammi, fame, rapporti familiari spezzati, lutti da elaborare, speranze di ricominciare in un altro posto e magari di ritornare un giorno nella propria terra. Ankara ha già investito tutto il proprio budget per dare sollievo a chi soffre. Ma i numeri sono in crescita. La guerra lunga e difficile, Ed è per loro, per i rifugiati, che chiediamo aiuto alla comunità internazionale. Chi parla di rivendicazioni, lo fa in cattiva fede.”

Al centro dei negoziati con l’Unione europea, c’è la divisione tra migranti economici e veri e propri profughi. Quali sono le linee guida di Ankara in proposito, e come si intende realizzare nella pratica una distinzione che porterebbe a molti rimpatri?

E’ un punto nodale che ieri è stato messo a fuoco secondo una prospettiva corretta. Rimandare indietro tutti i migranti irregolari che arrivino dalla Turchia nelle isole greche con la Ue che si fa carico dei costi, è assolutamente indispensabile. Ricollocare, per ogni siriano riammesso in Turchia dalle isole greche, un altro siriano dalla Turchia agli Stati membri dell’Ue, significa condividere le responsabilità <>.

Alcuni, come Amnesty international, rimproverano all’Europa che volersi affidare alla Turchia è comodo per aggirare i diritti di chi avrebbe diritto all’asilo. Che ne pensa?

«Il nostro Paese ha profuso il massimo impegno. I siriani che entrano nei nostri confini possono farlo senza un visto. Milioni di persone in fuga da Assad e dall’Isis si sono fermate da noi, e hanno avuto un lavoro, un luogo stabile dove vivere, che li ha convinti a non avventurarsi al confine balcanico. Abbiamo arrestati 4500 trafficanti di migranti nell’Egeo. E la nostra guardia costiera ha provveduto a fermare 92 mila migranti irregolari. Continueremo a farlo, in collaborazione con la Grecia. La Turchia, da questo punto di vista, non ha nulla da rimproverarsi>,.

Molti leader europei indicano nella chiusura delle frontiere e nella sospensione di Schengen l’unica soluzione per fermare i flussi di migranti. E un’ipotesi alla quale la Turchia guarda con favore o con spavento?

«Schengen è uno dei pilastri dell’Unione europea. Pertanto la domanda dovrebbe essere girata a chi ne ha sottoscritto i principi. Per parte nostra possiamo solo rivolgere una domanda all’Europa: è sostenibile l’idea che la Turchia possa sostenere simili responsabilità umanitarie tutta da sola?>’

Intanto a l’indomani, in Grecia, continuano ad accumularsi migranti transitati dalla Turchia. Come intende impiegare il governo turco i denari promessi dall’Europa per fermare l’ondata di profughi? E quali decisioni politiche deve assumere in parallelo Bruxelles?

<Come ribadito ieri nel comunicato diffuso al termine del vertice di Bruxelles, Ankara ha confermato l’impegno ad implementare l’accordo di riammissione bilaterale Grecia-Turchia, per accettare il rapido ritorno di tutti i migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale che passano dalla Turchia alla Grecia e di riprendere tutti i migranti irregolari fermati nelle acque turche».

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, ha ricordato alla Turchia che «la libertà dei media è un elemento fondante dell’identità europea, e anche il premier italiano Matteo Renzi ha sottolineato come la vicenda del giornale turco Zaman, di recente commissariato, è ostativa a qualunque tipo di accordo con Ankara.
Il vostro governo è intenzionato a restituire piena libertà al redattori di quel giornale?

«Anche la Turchia reputa un valore importante la libertà di espressione e quella di stampa. Ma Zaman non è stato commissariato a seguito di una decisione di carattere politico o amministrativo. A determinare quanto accaduto è stata una valutazione giudiziaria. Secondo quanto emerso dalle indagini, la testata in questione fa riferimento a un’organizzazione eversiva che già in passato ha tentato un colpo di Stato».
Alcuni leader europei, Orban in testa, non vogliono i re insediamenti in Europa. Come può essere superata l’empasse in vista del nuovo vertice del 17 marzo?
«Bisognerebbe chiederlo al premier ungherese o a quello olandese, qual è la soluzione. La Turchia è pronta a fare la sua parte. Dicano a tutti se sono pronti a farla anche loro».

Fonte: Il Matino di Napoli

Redazione

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