Vittoria, una “senia araba” in contrada Pozzo Bollente. Alla scoperta dell’archeologia islamica

Vittoria – La dominazione araba in Sicilia ha lasciato tracce importanti. Nella cultura, nella lingua, nelle tecniche costruttive. A Vittoria è ancora esistente una “senia”, cioè un sistema di prelievo delle acque e di collegamento idrico funzionante fino al secolo scorso. Si trova in contrada Pozzo Bollente, in un terreno di proprietà della famiglia Iacono. La senia (dall’arabo al-sàniyat, ruota idraulica) serviva a prelevare le acque da un pozzo (tramite un sistemi di secchie e carrucola che veniva azionato da un animale) ed a convogliarle verso una gebbia. Il percorso verso la gebbia ( dall’arabo al-jabiyat) avveniva attraverso un sistema di canalizzazione sopraelevata che, in pendenza, portava l’acqua nel punto più alto. Lì c’era una gebbia, una grande vasca rettangolare, con un sistema di canalizzazione interno che portava verso una vasca secondaria. da qui, a caduta, l’acqua poteva andare nei campi, in un vasto appezzamento fino a qualche decennio fa coltivato ad agrumi.

La senia araba è stata, in realtà, realizzata nel 1800. Ma la tecnica costruttiva è identica (anche nel sistema di ruote e carrucole) a quella introdotta dagli arabi. Seicento anni dopo la fine del periodo arabo, la Sicilia utilizzava ancora le loro tecniche, senza aver modificato alcunchè. Il 9 luglio, si è svolta una visita guidata organizzata dall’Archeoclub e da Pentaprisma fotografia. A guidare il gruppo era Giuseppe Labisi, giovane studioso di archeologia islamica a Roma, presidente di Archeoclub Vittoria.

Il termine “senia” sopravvive ancora anche nella toponomastica vittoriese (anche se non nella toponomastica ufficiale). Piazza Daniele Manin è pressocchè ovunque conosciuta come “Piazza Senia”: un tempo stazione dei pullman, è balzata agli onori della cronaca perchè meta costante e punto di riferimento per gli immigrati. Guarda caso, quasi sempre, di origine araba, o meglio nordafricani. Corsi e ricorsi storici in una terra che ha accolto molti popoli e che da ciascuno ha preso il meglio. E che oggi, per dei rigurgiti di razzismo, sembra voler dimenticare quanto la cultura araba ha donato alla Sicilia. La “senia” di contrada Pozzo Bollente sta lì, a testimoniarlo ancora.

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