Alle Egadi la più estesa prateria d’Europa di Posidonia

 (di Alessandra Moneti) – Non solo tonnare, il ritorno della foca monaca e tanto mare blu; tra i tesori delle Egadi c’è la più grande prateria d’Europa di Posidonia – 7.700 ettari solo nell’area protetta, con estensioni nelle coste trapanesi – la pianta marina che si è rilevata un formidabile mitigatore naturale dei gas serra. Secondo uno studio internazionale pubblicato su Nature Geoscience, un ettaro di Posidonia cattura 2,5 volte anidride carbonica, la Co2, rispetto a pari superficie di foresta Amazzonica. Queste piante, spesso noiose per i turisti che lamentano cumoli di ”alghe” a riva, sono vere e proprie sentinelle della salute dell’habitat marino. E nell’Area Marina Protetta (Amp) delle Isole Egadi ora si fa sul serio per proteggerle. La Posidonia, sottolinea da Favignana il direttore dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi Stefano Donati, ”va tutelata perché ha tre funzioni fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici e tutela dell’habitat marino: è una formidabile produttrice di ossigeno necessario alla vita marina, è la nursery dove nascono tutti gli organismi viventi, mitiga l’erosione sulla costa sia quando è in mare, che quando si spinge sulle coste”. A riva poi, secondo Firriato, unico produttore di vino in regime biologico dell’isola, è un prezioso compost per le colture agricole in quanto ricco di potassio e fosforo, un aerosol marino che caratterizza le uve zibibbo di questo specchio d’acqua.

A tutela della Posidonia la Riserva, annuncia Donati, ha installato nell’arcipelago 150 gavitelli per impedire l’ancoraggio delle barche, e attivato dissuasori antistrascico e contro i ricciaroli. ”In 18 mesi gli abusi sono dimezzati, qui si fa un gran lavoro per reprimere il bracconaggio – afferma soddisfatto Donati – e il ritorno della foca monaca è un risultato straordinario visto che ce ne sono solo 400 esemplari in tutto il mondo; rara quanto e forse più del panda. E’ poi terminato da qualche giorno il posizionamento delle tre reti antimedusa, nell’ambito del progetto Med-Jellyrisk con l’Università del Salento e il Conisma, presso la spiaggia di Lido Burrone, il promontorio di Capo Grosso e la spiaggia di Cala Grande. Anche se le reti sono in posa da poco, si è registrato l’apprezzamento entusiastico da parte dei bagnanti per la possibilità di fruire il mare in serenità e senza il timore di entrare in contatto con le meduse. Con queste novità – conclude Donati – la Riserva è passata da zona retrocessione a scudetto”.(ANSA).

Redazione

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