Bankitalia, in Sicilia pochi investimenti e crolla l’Export

Palermo – Dopo una ventata di comunque cauto ottimismo, la brusca frenata e il ritorno alla realtà. La crescita che, dopo 7 anni consecutivi di recessione, aveva caratterizzato il 2015 della Sicilia si è, se non arrestata, quantomeno attenuata. E anche se l’occupazione registra un segno positivo (+1,9%, 25mila unità) e la disoccupazione cala al 21,9% (un dato comunque pressochè doppio rispetto alla media nazionale), l’Isola soffre, nella prima parte del 2016, la carenza di investimenti, sia pubblici che privati, la mancata attivazione della spesa dei fondi europei (“Una vacatio che sta pesando”) e un export che, agroalimentare a parte, prosegue il proprio declino, specie all’interno dell’Unione europea.

Per la Sicilia la prima parte del 2016, secondo Bankitalia – che questa mattina nella sede palermitana di via Cavour ha presentato alla stampa il rapporto “Economie regionali” – è stata decisamente al di sotto delle attese.

“Questi dati sono più deboli, forse un po’ inattesi, ma riflettono anche una ripresa con incertezze a livello nazionale – ha spiegato il direttore, Antonio Cinque -. Anche dalle indagini sulle imprese sembrava ci fosse un superamento della crisi degli anni precedenti, speriamo sia soltanto una situazione occasionale. L’impressione è che ci sia una mancanza di investimenti in generale, che non ripartono: i valori sono in leggera flessione, ma è proprio il sistema che non riparte, nonostante le disponibilità e tutti gli interventi del Bce. Ci vuole anche la domanda però”.

Preoccupa l’industria che, dopo essersi stabilizzata nel corso del 2015, ha mostrato nuovi segnali di debolezza. Su un campione di aziende con almeno 20 addetti contattate da Bankitalia, la quota di imprese industriali che hanno segnalato una riduzione del fatturato nei primi nove mesi dell’anno è stata maggiore di quelle che hanno segnalato un aumento; contestualmente, si è ridotta ulteriormente la spesa per investimenti. Mantiene un andamento positivo il mercato del lavoro regionale: nei primi due trimestri del 2016, il numero medio degli occupati è aumentato dell’1,9%, oltre 25 mila unità, rispetto allo stesso periodo del 2015. L’aumento dell’occupazione – attribuibile interamente al settore dei servizi (+3,8%), con un maggiore contributo di commercio, alberghi e ristoranti, a fronte di una riduzione degli occupati nell’Amministrazione pubblica e difesa – ha riguardato sia le donne sia, in modo più marcato, gli uomini. Gli occupati dipendenti sono cresciuti del 2,5% (stabili gli autonomi, -0,1%) e l’aumento ha riguardato sia i contratti a tempo determinato che quelli a tempo indeterminato, che spiegano oltre i tre quarti dell’incremento. Ridotti gli occupati tra i 35 e i 54 anni (-1,4%), mentre il tasso di occupazione per la popolazione tra i 15 e i 64 anni è aumentato di un punto percentuale, portandosi al 40,3%. Al contempo, il tasso di disoccupazione in Sicilia si è ridotto al 21,9%, ma rimane significativamente al di sopra della media nazionale e del Mezzogiorno, pari, rispettivamente, all’11,8% e al 19,7%.
Nel settore edile, l’attività è rimasta su livelli storicamente bassi, nonostante sia proseguita la ripresa delle compravendite immobiliari: +14,4% (+6,5 nel secondo semestre del 2015).
“La domanda proveniente dall’operatore pubblico, misurata dai bandi pubblicati in Gazzetta, si è ulteriormente contratta, -41,8%, dopo il forte calo registrato nel biennio precedente, risentendo in parte – osservano da Bankitalia – dei ritardi nell’avvio della programmazione comunitaria 2014/20 e dell’introduzione del nuovo codice degli appalti”.

A picco l’export. A fronte di una sostanziale stabilità nella media nazionale e nel Mezzogiorno, le esportazioni di merci isolane nel primo semestre del 2016 hanno continuato a ridursi (-18,6% su base annua, -12,4% nel 2015). Al netto dei prodotti petroliferi (vendite all’estero giù del 26,9), l’export regionale è tornato a contrarsi del 6,7%, dopo l’aumento dell’11,4% registrato lo scorso anno. Si sono ridotte di oltre un quinto le vendite all’estero di prodotti chimici e apparecchi elettronici, in questo quadro si salva l’agroalimentare (+9,7%), che consolida la dinamica positiva in atto dal 2014. Male l’export verso i Paesi Ue (-16%), bene quello verso paesi extra Ue (+12%).
Sorride il turismo, con dati relativi al traffico aeroportuale in continua crescita: nei primi 8 mesi dell’anno, +7,6% voli, +8,3% passeggeri.

“Non abbiamo dati ufficiali sul turismo, ma questi andamenti – ha sottolineato Giuseppe Ciaccio, responsabile della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale – confermerebbero i dati preliminare che indicano un’espansione dei flussi turistici verso la Sicilia, anche in seguito alle tensioni geopolitiche nell’area del Mediterraneo”.

Infine, capitolo credito. Nel primo semestre del 2016 i prestiti alle imprese sono ancora diminuiti (-1,7%), riflettendo soprattutto la debolezza della domanda; contestualmente, si è rafforzata la crescita dei finanziamenti alle famiglie (+1,2% a giugno, a fronte di un -0,1% della fine del 2015), che ha riguardato sia i mutui immobiliari (+45,8%), in presenza dell’aumento delle compravendite, sia il credito al consumo. Al contempo, rileva Bankitalia, “le disponibilità liquide detenute presso il sistema bancario delle famiglie e delle imprese siciliane sono aumentate a ritmi superiori dell’anno scorso”.
“Il Patto per la Sicilia? I fondi ci sono, parliamo di complessivi 11 miliardi da qui al 2020… Il credito c’è, ma – ha concluso Cinque – c’è chi lo deve portare avanti”.
(ITALPRESS).

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