Il Sud è trainante nella filiera abbigliamento e moda

NAPOLI  – Senza il contributo del Mezzogiorno l’Italia nella classifica mondiale per valore complessivo dell’export nel settore abbigliamento e moda, passerebbe dal secondo al quarto posto. Al Sud ci sono 20 mila imprese del settore e 100 mila occupati, per un fatturato di 6,6 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi in valore aggiunto. Il peso del settore meridionale sul totale della moda italiano è l’8,4% sul fatturato, e l’11% nel valore aggiunto.

La Campania si conferma la regione dove questo settore è più radicato: il valore aggiunto è del 10,1%, dato superiore a quello nazionale (9,7%) e a quello medio del Mezzogiorno (8,3%). Anche su altri indicatori, come fatturato (10,5%), export (12,4%) e occupati (16,2%), i valori della Campania sono superiori a quelli medi nazionali e del Mezzogiorno. Complessivamente l’Italia si conferma leader della filiera abbigliamento-moda, con un fatturato di 78,9 miliardi, superando il totale del fatturato (68,4 miliardi) dei quattro principali stati europei: Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Sono questi alcuni dei dati emersi in una ricerca realizzata a SRM (Centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), presentati stamane nella sede del Banco di Napoli, nel corso del convegno “Un Sud che innova e produce. La filiera abbigliamento-moda”. “Il gusto e la cultura italiana hanno fatto si che i nostri prodotti potessero travalicare quei momenti storici di delocalizzazione forzata, e le aziende che sono rimaste oggi sono più sane e più forti, e rappresentano una colonna fondamentale nell’export e nell’economia italiana”, ha sottolineato Paolo Scudieri, presidente di Srm.  “Da questa ricerca emerge che c’è bisogno di seguire la modernità e di fare impresa nella tradizione del settore. Le aziende da parte loro cercano di fare sistema per esportare; da parte delle istituzioni le associazioni datoriali dovranno sempre di più alzare la voce e far comprendere che le esigenze delle aziende mutano, perchè i cambiamenti politici ed economici globali cambiano continuamente”, ha aggiunto. Per Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, “le imprese di questa filiera, anche nel Mezzogiorno, hanno ormai compreso che occorre saper coniugare qualità e tradizione con innovazione, tecnologie, e sperimentazione di nuove forme distributive”.

“Quella del tessile e della moda – il commento di Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli – è una filiera ben organizzata e soprattutto competitiva, quindi è facile per un sistema bancario largo come il nostro aiutare le imprese soprattutto nelle esportazioni. Il 50% del prodotto di questa filiera va all’estero in Paesi non europei, quindi è una scommessa che sta andando molto bene, e per il Mezzogiorno è molto importante. Ma per essere sempre più competitivi abbiamo bisogno di ritornare ad investire in infrastrutture, e se penso ai porti italiani la situazione è disastrosa, a Gioia Tauro, come a Napoli dove manca un presidente dell’Autorità portuale da sei anni”. Per Bruno Bossina, direttore generale del Banco di Napoli, “il settore abbigliamento-moda può fare da acceleratore per la ripresa dell’economia con aziende che ce la fanno, si rafforzano e investono e sfondano mercati esteri, e dietro tutto ciò c’è la parola fiducia, perchè attraverso questo settore noi trasmettiamo fiducia all’intera economia”.  “Queste realtà – ha detto invece Franco Gallia, direttore regionale Intesa Sanpaolo – vanno sostenute. La qualità della produzione e la capacità di vendita in Italia e all’estero rappresentano le principali leve della filiera; una filiera lunga che trova stretta interdipendenza tra Centro-Nord e Sud. Il Sud – ha aggiunto – può avere carenze dimensionali delle Pmi, ma rappresenta un pezzo importante della catena nazionale e dove sono presenti imprese di eccellenza. Ecco perchè – ha poi concluso – il rapporto tra banca e impresa rappresenta la strada maestra per accompagnare le aziende esistenti, e favorire la nascita di nuove imprese”.
(ITALPRESS).

Redazione

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